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LA RUBINETTOPOLI DI GIACOMINI |
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Editoriali
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Giovedì 17 Maggio 2012 22:37 |
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Un “socio storico in AIN”, cioè nell’associazione degli industriali novaresi; “uno degli imprenditori più prestigiosi del nostro territorio”; “un paladino del prodotto italiano di qualità”; “uno dei marchi di punta di eccellenza del made in Italy”. Queste parole su Corrado Giacomini sono state pronunciate solo alcuni mesi fa davanti ai giornalisti da Fabio Ravanelli, il presidente dell’AIN. Ora, il tanto lodato imprenditore di San Maurizio d’Opaglio, insieme alla sorella Elena, contitolare della multinazionale di famiglia, si trova dietro le sbarre con le imputazioni di corruzione, riciclaggio, costituzione di fondi neri, violazione delle leggi antitrust e frode fiscale. Il suo arresto, avvenuto la notte di domenica 13 maggio, ha messo allo scoperto il solito efficiente apparato di faccendieri e professionisti del malaffare, mietendo anche qualche vittima illustre tra cui un sottosegretario del governo “tecnico”, un broker già noto alle cronache delle grandi truffe internazionali e, siamo in padania, l’ormai immancabile senatùr leghista. Intendiamoci: non c’è niente di particolarmente nuovo o clamoroso, anche se i giornali fingono di stupirsi che così brave persone abbiano potuto scivolare su di una buccia di banana di tali proporzioni. I meccanismi sono conosciuti, ben oliati, hanno fruttato per decenni a piccoli e grandi evasori profitti illegali tutt’altro che disprezzabili, ma non capita spesso che un’indagine giudiziaria riesca ad arrivare ai livelli più alti, alla “cupola” dell’evasione fiscale, cioè nel cuore dell’impresa capitalistica, quella che fa le cose in grande sottraendo milioni di euro sonanti alle casse dello stato per ripulirli e profumarli nelle capienti lavatrici dei paradisi fiscali. Nella rete degli inquirenti, sono finite oltre una ventina di persone. Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Zoppini, accusato di frode fiscale, è sospettato di aver imboscato 800 mila euro per una
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Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Maggio 2012 20:56 |
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FUGA DI CAPITALI IN SVIZZERA: ECCO COME MONTI HA CAMBIATO LE ABITUDINI DEI PADRONI ITALIANI |
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Fare inchiesta
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Domenica 06 Maggio 2012 20:02 |
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Lungo i monti che collegano l’Ossola alla Valtellina si snoda un percorso cruciale per i profitti del capitalismo europeo. Il confine è ogni giorno attraversato da migliaia di italiani, i frontalieri, che, terminata la giornata lavorativa in Svizzera, ritornano nelle loro case. Nel solo Canton Ticino, le statistiche federali di Berna dell’ultimo trimestre 2011 ne hanno contati 54 mila pari al 21% dell’intera forza-lavoro frontaliera impiegata nella confederazione. Per effetto della crisi in Italia (in Svizzera invece la disoccupazione sta diminuendo), essi sono cresciuti dell’11% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e circa 5000 provengono dai comuni del Verbano e dell’Ossola. Invece, nettamente inferiore è il numero degli svizzeri che si recano in Italia per lavoro. In ogni caso, i movimenti di gran lunga maggiori restano quelli dei capitali che giornalmente si spostano da un versante all’altro dell’arco alpino. Anche in questo caso la direzione preponderante è dall’Italia verso il Ticino per quanto non manchino gli investimenti svizzeri a sud del confine. Pensiamo, per fare qualche esempio, alla sempre vivace e redditizia speculazione immobiliare oppure alle multinazionali impegnate nella Lascor di Sesto Calende o nella A-27 di Rancio Valcuvia o ancora, nel comparto strategico della logistica ferroviaria, alla SBB Cargo International, tutte riprove evidenti che, per i padroni esteri, investire in Italia non è poi un affare così cattivo come truffaldinamente sostengono i nostri confindustriali e il governo Monti per giustificare lo smantellamento dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Poi naturalmente c’è da mettere sul piatto della bilancia i salari dei frontalieri, i ristorni fiscali per i comuni italiani di confine, gli insediamenti delle grandi catene di distribuzione commerciale nei pressi delle frontiere ecc. L’esportazione di capitali è un’industria che non ha sofferto della crisi, anzi da questa ha tratto alimento come i virus in un corpo debilitato. I depositi bancari nell’intera confederazione elvetica, in costante aumento, si aggiravano lo scorso anno attorno ai 4253 miliardi di franchi. Di questa enorme massa di denaro, pari al doppio del PIL dello stato, 2254 miliardi venivano dall’estero. I capitalisti italiani
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Economia
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Lunedì 30 Aprile 2012 18:30 |

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LA RESA DELLE FORZE ARMATE REPUBBLICANE FASCISTE DI NOVARA IL 26 APRILE 1945 |
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Fare memoria
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Venerdì 27 Aprile 2012 07:54 |
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Il Comitato di Liberazione Nazionale Provinciale di Novara preso atto della dichiarazione del Colonnello Mariotti Nicola Comandante la Guardia Nazionale Repubblicana, di essere stato informato che il Comando tedesco era disposto a disinteressarsi delle Forze Armate Repubblicane fasciste e che in effetti ciò è avvenuto, preso atto che il Colonnello Mariotti dichiara non desiderare un inutile spargimento di sangue, decide di accettare la resa incondizionata della Guardia Nazionale Repubblicana e degli altri corpi armati non politici, di Novara. La Guardia Nazionale Repubblicana deporrà le armi all’ingresso della caserma Tamburini dove attualmente è acquartierata. La Divisione Italia all’ingresso della caserma Peroni, lato Distretto. Dopo di che, gli appartenenti alla Guardia Nazionale Repubblicana e a qualsiasi altra forza militare (non politica, tipo Mas ecc.), saranno considerati prigionieri di guerra a tutti gli effetti. Si fa eccezione per coloro che sono stati e possono essere legalmente dichiarati criminali di guerra in seguito ad azioni individuali. Il Comitato di Liberazione Nazionale si impegna a salvaguardare sotto tutti i rispetti le famiglie di detti prigionieri di guerra impegnandosi ad esaminare anche particolari situazioni alimentari. Sempre fatta eccezione per eventuali criminali di guerra o colpevoli di reati comuni. Il Colonnello Mariotti resterà il comandante responsabile dell’accantonamento, al quale saranno aggregati anche tutti i dispersi che si trovino nelle stesse condizioni della Guardia Nazionale Repubblicana.
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